La maschera e il volto. Usi e abusi della medicina estetica

Maurizio Faggioni

Chirurgia estetica sì. Chirurgia estetica no. A cadenze regolari i social network sono invasi dal dilemma, di solito partendo dal confronto del “prima” e del “dopo chirurgia” di celebri volti e corpi dello spettacolo: a volte non tutto va bene e si registrano risultati disastrosi o pesanti effetti collaterali; a volte un volto esce dalle mani del chirurgo plastico molto rinnovato, così rinnovato che si stenta a riconoscere persino volti arcinoti, stirati e rimpolpati oltre misura. Donne, ma anche tanti uomini, persone mature, ma anche tanti giovani chiedono alla chirurgia plastica di correggere un profilo, di dare più personalità a un volto, di sottolineare questa o quella parte del corpo perché ritenuta inadeguata rispetto ai modelli correnti e, soprattutto, ai propri desideri. È intuitivo porre una ideale linea di confine fra gli interventi richiesti da malformazioni o incidenti che hanno alterato l’aspetto o la funzionalità di una parte del corpo, per esempio il naso o l’occhio o la bocca, e gli interventi che lavorano su un terreno di normalità e che, quindi non hanno una funzione strettamente terapeutica. Chi, infatti, può avere dubbi sulla bontà di un intervento che corregga una bocca così alterata nella sua anatomia da rendere difficile la masticazione o l’articolazione della parola? Ma, a ben guardare, il confine fra interventi ragionevoli e giustificabili e interventi discutibili è molto più sottile e delicato e la stessa distinzione fra terapia e non terapia può risultare meno chiara nei casi concreti…..(continua)